Il castello di Caterina – work in progress


Il progetto del Castello di Caterina ha finalmente preso il via.

Nell’articolo precedente (che potete trovare qui) vi ho presentato una prima versione del progetto.

In questi giorni ho avuto modo di valutare diversi tipi di legno e varie soluzioni per il fissaggio e dalle mie scelte è derivata la nuova versione del progetto.

Immaginedownload:

Il Castello di Caterina v 1.2

Il tipo di legno scelto è il Koto. Questo legno duro ha in gran parte sotituito il ramino in quanto quest’ultimo è divenuto di difficile reperibilità. Si tratta di un legno molto resistente e duro (per cui ho dovuto comprare delle punte da trapano ad hoc).

Ho valutato che la spesa per i materiali si aggira intorno ai 300€. Attenzione perchè farsi tagliare e forare il legno dal venditore potrebbe costare un’esagerazione (da Leroy Merlin mi hanno chiesto 2€ a buco!!!).

Al momento sono in possesso di circa la metà del legno, il resto l’ho ordinato. Il lavoro è già partito e mi sta già dando parecchie soddisfazioni. Devo ammettere che la struttura sembra essere più grande di quanto i disegni non facciano pensare…

Presto pubblicherò qualche foto del lavoro.

Per ora ciao!

Il castello di Caterina


Ecco il mio proposito per il 2014.

il castello di caterina

A natale la mia bimba ha compiuto esattamente un anno emmezzo e per questo ho deciso di creare la costruzione in legno che vedete. L’ispirazione l’ho tratta dal castello che io stesso avevo da bambino e che mi era stato regalato dai miei genitori. Mio padre aveva studiato e realizzato tutta la struttura. Mi sarebbe piaciuto poterla tramandare e riusare ma purtroppo è andata persa e quindi eccomi qua con questo nuovo progetto.

Vorrei condividere con tanti altri papà mamme e nonni il mio progetto e per questo ho deciso di rilasciarlo sotto licenza creative commons. Questo significa che:

È permesso distribuire, modificare, creare opere derivate dall’originale, ma non a scopi commerciali, a condizione che venga riconosciuta la paternità dell’opera all’autore e che alla nuova opera vengano attribuite le stesse licenze dell’originale (quindi ad ogni derivato non sarà permesso l’uso commerciale).

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Nel caso qualcuno volesse cimentarsi con Google Sketch up potrete trovare anche il file modificabile.

Istruzioni per il montaggio (Italiano) — download

Instructions (English)  —soon—

Progetto SketchUp — download

Spero che a differenza di tanti propositi di inizio anno questo possa andare a buon fine.

Spero che vi piaccia.

Spero che mia moglie mi sopporti (e magari supporti) nella realizzazione :p

Cosa ne pensate? C’è qualcuno che sa darmi dei consigli sul tipo di legno da utilizzare?

HELP WIKIPEDIA!


Oggi per il mio compleanno mi sono fatto un piccolo ma importante regalo. Ho fatto una donazione a Wikipedia.

Penso che internet rappresenti lo strumento di democrazia per eccellenza. Una democrazia non mediata ma diretta, dove le mie parole possono raggiungere chiunque nel mondo senza filtri o imposizioni.
Due grandi strumenti ci permettono di sfruttare a pieno queste potenzialità di internet: i blog e i wiki.
Wikipedia rifiutando l’apporto economico pubblcitario garantisce la sua indipendenza e imparzialità. Questa libertà è anche la NOSTRA libertà e per questo vale la pena di difenderla a ogni costo.
KEEP IT FREE
SAVE YOUR FREEDOM

Aiuta Wikipedia

Menorca 2011


Ho preparato una cartina con le spiagge che frequenterò quest’estate a Menorca.

Spero siano di interesse per chi decidesse di visitare questa stupenda isola!!!

L’alchimia di un cocktail


Una delle mie passioni direi la principale è sicuramente la possione per la cucina e in questa faccio rientrare anche la passione per i cocktail.

Sono sicuro che per la maggior parte delle persone il cocktail sia considerato solo come qualcosa di alcolico da trangugiare la sera per lasciarsi un po andare (ed in parte è così), ma per me un cocktail non ha niente di diverso da un piatto preparato. Bere qualcosa di buono da sicuramente molta più soddisfazione che bere qualcosa di cattivo senza contare che al 90% il cocktail l’avete pagato e pagare per qualcosa di cattivo fa incazzare no?

Nella mia vita ho imparato a fare i cocktail da me e l’ho trovato molto utile perchè l’esperienza diretta, più che un dogma derivato da qualsiasi libro, affina la sensibilità e il gusto. Ho imparato diverse regole che possono tornare utili sia nel realizzare da soli i cocktail sia per riconoscere quelli fatti nei locali.

Partendo dal presupposto che bisognerebbe sapere quali ingredienti vanno nei singoli cocktail e che le proporzioni che ci vengono indicate non potranno variare di molto vediamo in cosa bisogna prestare attenzione.

  • Gli ingredienti: come una pizza fatta con ingredienti scadenti fa schifo così è per un cocktail. Gli ingredienti sono importanti e bisognerebbe sempre scegliere i migliori (evitate comunque di usare un rum da 100€ per un cubalibre….. quello bevetevelo da solo!).
  • Il ghiaccio: ci sono diversi modi di utilizzare il ghiaccio e diverse forme di ghiaccio (quello tritato, in cubetti grandi, in cubetti cavi). Se in molti cocktail il ghiaccio si usa tritato come un mojito, in altri la permanenza del ghiaccio nella bevanda è dannosa. Eh si perchè il ghiaccio sciogliendosi annacqua il tutto!!! I cocktail shakerati utilizzano questa tecnica per raffreddare il più velocemente possibile la bevanda senza lasciare che il ghiaccio si sciolga. Per quei cocktail che vanno bevuti in tranquillità come un americano è bene usare cubetti di ghiaccio grandi perchè ci metteranno più tampo a scioglieri mentre per i long drink (che si bevono piuttosto in fretta) come un cubalibre si possono usare cubetti più piccoli che avranno il vantaggio di raffreddare più rapidamente la bevanda.
  • L’equilibrio: questo è il punto più delicato di tutti. L’equilibrio delle proporzioni tra gli ingredienti dovrebbe far si di consegnarci un cocktail nel quale si sentano tutti i sapori degli ingredienti e dove nessuno prevalga troppo sull’altro. Soprattutto se troppo alcoolico non riusciremo più a sentire niente! Ricordate che acidità e dolcezza vengono percepiti immediatamente in bocca mentre amaro e piccante appaiono di più come retrogusto e persistono. Il salato poi non può mai essere eccessivo ma deve solo dare brio (come nel bloody mary). Dolce e acido si mescolano per dare una sensazione di piacevolezza ma che alla lunga può stufare e per questo torna utile il bitter (l’amaro) che nel retrogusto evita che la bevanda nausei. In un Mojito per esempio la base è costituita da un pestato di lime e zucchero di canna (mai zucchero bianco!!!!!!!) al quale si aggiungono le foglie di menta ghiaccio tritato e rum. Lo zucchero di canna e il lime sono ovviamente la parte dolce e acida, mentre la parte amara è data contemporaneamente dal rum e dalle foglie di menta. Questa semplice ricetta ha assunto un milione di varianti una più nauseante dell’altra. C’è chi usa zucchero bianco rendendo il tutto troppo dolce e imbevibile, chi usa sciroppo di menta togliendo la parte naturale e aromatica data dalla foglia e aggiungendo solo componente dolce, chi allunga il cocktail con acqua tonica per coprire il saporaccio del rum di cattiva qualità.
  • Attenzione ai dettagli. Una volta un barman mi ha detto che non è il cliente a doversi abituare al cocktail che gli viene preparato ma il barman che deve comprendere i gusti del cliente eventualmente chiedendoglieli. Lo trovo un saggio consiglio. C’è chi vuole bere qualcosa di più alcoolico e chi meno, chi lo vuole più dolce e chi lo vuole più acido. Nella preparazione del margarita (tequila lime e triple sec) un dettaglio fondamentale è il bordo salato del bicchiere che cela due cose importanti da ricordare: il sale non deve mai stare dentro il bicchiere ma solo sul bordo esterno altrimenti questo può cadere dentro la bevanda facendola diventare cattiva; non bisognerebbe cospargere tutto il bordo del bicchiere di sale ma solo metà circonferenza perchè non è detto che piaccia a tutti (anzi qualcuno dice che il bordo salato fu inventato per coprire il sapore di una tequila di cattiva qualità).
  • La presentazione: ultimo punto ma non meno importante è il modo di servire il cocktail. Bisogna ricordarsi che la forma del bicchiere può servire per preservarne le qualità: un vetro spesso farà in modo che la bevanda si scaldi meno velocemente o un apertura larga permetterà di sentire di più i profumi. Bicchieri dalle forme particolari, bordi salati o zuccherati, frutta sul bordo del bicchiere, ombrellini e cannucce colorate sono tutte cose che danno piacere agli occhi e ci predispongono bene verso quello che stiamo andando a bere. Scegliere un cocktail in base al suo colore contribuirà a creare l’atmosfera della nostra serata.

Preparare un cocktail per me è come preparare una cena. Le emozioni personali si rispecchiano nella creazione e questa a sua volta influisce sull’atmosfera. Quanto alcoolico dev’essere il cocktail, quanto amaro o dolce, quanto acido o piccante, ma anche in che bicchiere servirlo con quale decorazione sono tutti elementi che si combinano in un alchimia sempre differente e in questa unicità sta la magia.

La differenza tra qualcosa di buono e bello da qualcosa di cattivo sarà quel particolare che influirà sulla vostra serata.

La sensazione che un cocktail troppo alcoolico può richiamare è quella di un locale troppo incasinato, uno troppo dolce quella di una persona nauseante, uno senza carattere quella di una perdita di tempo.

Riflettete riflettete e non rinunciate ai piccoli piaceri che possono fare la differenza!

Cucina a domicilio. Come dove quando e perchè.


Di recente sono stato a mangiare in un ristorante macrobiotico. Sono sempre stato attratto da nuove esperienze culinarie e in generale da tutto quello che riguarda la cucina e il gusto. Penso di non essere una persona con pregiudizi in fatto di cibo, anzi spesso e volentieri capita che se assaggiando qualcosa questa non mi è piaciuta, se la ritrova la volta seguente voglio riassaggiarla.

Si può riassumere la cena come un esperienza senza lodi ne infamia. Cucina molto semplice, poco saporita, ma piacevole. Un pasto che potrei ripetere non più di una volta al mese ad ogni modo…). Quello che mi ha stuzzicato la mia fantasia è stato il modo ni cui le cose sono state preparate e non tanto gli ingredienti: a parer mio con gli stessi ingredienti e le stesse tecniche di cottura io avrei saputo cucinare piatti più buoni.

Su questo slancio di autocelebrazione :p mi è tornata la voglia di cimentarmi coi fornelli ed è riaffiorato alla mia mente l’idea del cuoco a domicilio.

Fin prima dell’idea della scuola di cucina avevo pensato alla possibilità di cucinare a domicilio e ci avevo ragionato su un bel po’. Penso di sapere quali sono i miei punti di forza e quelli deboli.

Considerando che il concetto della cucina a domicilio è che si viene pagati per andare a cucinare a casa del cliente (presumibilmente per lui e per degli ospiti) è richiesto che chi cucina si occupi anche della presentazione del piatto come se fosse un ristorante ed eventualmente che possa anche servire nonchè occuparsi della tavola. Oltre a saper cucinare qualcosa di buono (ovviamente) altri punti fondamentali sono: essere puliti (la postazione di lavoro dev’essere costantemente pulita e ordinata); essere veloci; evitare di impuzzolentire tutta la casa; essere disponibili simpatici e cortesi (può capitare che chi ci ha chiamati voglia imparare e guardare cosa facciamo); essere discreti e silenziosi (laddove non richiesta l’opinione del cuoco occorre che questi diventi invisibile agli occhi e alle orecchie dei commensali); essere professionali (il fatto di cucinare in una casa non deve portare chi cucina a assumere atteggiamenti troppo rilassati e confidenziali e questo è fondamentale. E’ importantissimo restare il più distaccati possibile dal cliente. Per esempio rifiutare il più possibile di essere coinvolti nella cena!!!!!).

Detto questo, oltre a destreggiarmi coi fornelli, penso di avere dei miei assi nella manica nella mia personalità cortese e disinvolta nonchè nell’aspetto fisico (brutto discorso vero? però è così.) mentre i miei punti deboli sono sicuramente l’ordine e la pulizia della postazione di lavoro.

Spero di riuscire ad attuare questo progetto almeno per provarlo una volta.

Ah dimenticavo che nel mio caso specifico oltre alla cucina sarei disponibile come barman e quindi penso che un mio possibile impiego potrebbe ad esempio essere un apericena a base di cocktail e sushi (il tutto ovviamente preparato sotto gli occhi dei presenti).

Vedremo! intanto se qualcuno vuole prestarsi come cavia e assumermi mi contatti! eheheh

la casa del lago, il lago dei miei pensieri


Quando aprii questo blog lo feci con l’intenzione di dare sfogo ai miei pensieri, permettodomi di affrontarli raccontandoli al mondo. Come si può capire questa non è una cosa semplice, aprire se stessi agli altri o a se stessi può metterci di fronte a cose che non ci piacciono di noi e quindi far vacillare qualche nostra certezza. Penso che si debba partire da una buona dose di coraggio o fiducia nel futuro per poter iniziare a mettere a nudo i propri pensieri e nel mio caso tutto è scaturito dopo la morte di mio papà, cosa che mi ha permesso di cambiare profondamente.

Oggi la mia vita è molto cambiata anche se a distanza di solo un anno e posso dirmi sinceramente felice di quello che ho: una fantastica ragazza, un buon lavoro, una mamma che sta riuscendo a farcela da sola.

In questa pace purtroppo capitano episodi tristi o angoscianti che chiunque può incontrare nella propria vita di tutti i giorni e che consciamente so che passano eppure non mi è facile affrontarli. E’ come se un sasso venisse lanciato in uno specchio di acqua limpida e tranquilla e ne increspasse la superficie. Quello che capita è che spesso si pensa che quelle increspature possano rovinare quell’angolo di paradiso trasformandolo e la cosa ci spaventa e ci fa soffrire. La verità è che la vita non è statica, immobile, ma fatta di continui movimenti: quel laghetto cristallino non è un dipinto ma è la vita reale ed è percorso da vento, pioggia, sole e gelo e spetta alla nostra intelligenza coglierne la magia in ogni istante. Le paure e i dolori dell’amore non sono altro che la testimonianza di quanto teniamo al nostro rapporto e di quanto è importante per noi. Più una cosa ci fa felici più inevitabilmente può farci stare male, ma vale soprattutto il contrario. Ho imparato che le cose più importanti da seguire per poter godere sempre di ogni sfaccettatura felice della vita sono non farsi prendere dalla paura, avere fiducia in chi amiamo e non tenere nascosti dentro di noi timori e dubbi. Le emozioni si alternano e ci attraversano facendoci essere vivi, è importante cogliere ogni singola bella emozione di ogni giorno, trovare sempre un motivo per sorridere senza soffermarsi troppo su quelle brutte ma comunque non ignorandole.

Scrivere in questo blog mi ha aiutato un altra volta a tirare fuori le mie paure affrontandole e capendo che nessun sasso lanciato nel lago potrà mai cambiarne la natura, la magia e la belezza e che quello è il posto in cui avrò la mia casa, la mia famiglia.

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